Istituto: S.M.S. “Armando Diaz” - Monterusciello - Pozzuoli
Classe: III A – sede succursale
Itinerario Scientifico: Centro Museale di Scienze Naturali
REPORT
Il 24 novembre 2008 la nostra classe è andata a visitare il museo mineralogico e zoologico dell’Università di Napoli “Federico II”.
I musei scientifici universitari furono istituiti nell’Ottocento grazie agli scambi culturali tra gli studiosi napoletani e quelli di altre città. Le campagne scientifiche furono volute e finanziate soprattutto dal re Ferdinando IV di Borbone che in questo modo voleva valorizzare lo sfruttamento delle risorse minerarie.
Questi musei subirono molti danni dovuti alle guerre e all’incuria; qualche anno fa però sono stati riorganizzati e adesso sono di nuovo visitabili dal pubblico.
Il museo mineralogico fu inaugurato nel marzo 1801 e copre una superficie di circa 800m2 .
Appena entrati nel grande salone siamo stati colpiti dalla grande quantità di rocce conservate in grandi vetrine laterali e in numerose bacheche centrali. Alcuni di noi hanno subito iniziato a girare incuriositi per osservare i minerali. La guida ci ha spiegato che sono disposti in ordine crescente in base ai loro composti chimici. In una stanza in fondo sono esposte le rocce laviche provenienti dal Vesuvio. In particolare ci hanno colpito le “bombe”, enormi massi eruttati dal vulcano. La cosa che però ci ha più incuriosito sono state le strane forme prese dalla lava quando si è indurita. Dopo siamo ritornati nella sala principale e abbiamo osservato più attentamente alcuni minerali, ad esempio quelli di zolfo, dal particolare colore giallo (meno male che non si sentiva il loro tipico odore!), di oro e di argento, i diamanti e altre pietre dure di vari colori. Infine abbiamo osservato l’enorme coppia di cristalli di quarzo di circa mezza tonnellata provenienti dal Madagascar che ora sono il simbolo del museo. Nella stessa sala abbiamo anche osservato le rocce che sicuramente ci hanno colpito di più: le fluoriti che hanno la particolarità di assumere colori fluorescenti quando sono colpite dalla luce.
Dopo siamo passati a visitare il museo di zoologia, che occupa una superficie di circa 1000m2 . Vi sono numerose collezioni: i vertebrati (circa 2000 esemplari); gli uccelli (circa 3000 esemplari); le conchiglie mediterranee ed esotiche; i coralli e le spugne; gli insetti (circa 30000 esemplari). Ciò che ci ha colpito di più sono stati gli scheletri che occupano il centro della sala, in particolare quello dell’ “elefante di Portici”, appartenuto al re Carlo di Borbone, e quello della “balena di Taranto”, unico esemplare di balena franca boreale catturato nel Mediterraneo. Osservando la balena abbiamo potuto vedere come le originarie zampe anteriori si siano trasformate in pinne: come è noto, infatti, la balena non è un pesce ma un mammifero che si è adattato alla vita marina.
Abbiamo potuto anche osservare numerose varietà di uccelli, dal grande struzzo al minuscolo colibrì. Alcuni di noi sono rimasti molto impressionati anche da un’intera famiglia di leoni imbalsamati. Altri invece si sono meravigliati quando hanno scoperto una vetrina contenente alcuni animali malformati, come un vitello a due teste e un agnello con due zampe anche sul dorso.
Questa esperienza per noi è stata molto istruttiva e produttiva, grazie anche alla disponibilità del personale dell’Università che ci ha accompagnato, rispondendo alle nostre domande e facendoci comprendere tutto quello che ci è stato mostrato durante la visita.
Classe: III A – sede succursale
Itinerario Scientifico: Centro Museale di Scienze Naturali
REPORT
Il 24 novembre 2008 la nostra classe è andata a visitare il museo mineralogico e zoologico dell’Università di Napoli “Federico II”.
I musei scientifici universitari furono istituiti nell’Ottocento grazie agli scambi culturali tra gli studiosi napoletani e quelli di altre città. Le campagne scientifiche furono volute e finanziate soprattutto dal re Ferdinando IV di Borbone che in questo modo voleva valorizzare lo sfruttamento delle risorse minerarie.
Questi musei subirono molti danni dovuti alle guerre e all’incuria; qualche anno fa però sono stati riorganizzati e adesso sono di nuovo visitabili dal pubblico.
Il museo mineralogico fu inaugurato nel marzo 1801 e copre una superficie di circa 800m2 .
Appena entrati nel grande salone siamo stati colpiti dalla grande quantità di rocce conservate in grandi vetrine laterali e in numerose bacheche centrali. Alcuni di noi hanno subito iniziato a girare incuriositi per osservare i minerali. La guida ci ha spiegato che sono disposti in ordine crescente in base ai loro composti chimici. In una stanza in fondo sono esposte le rocce laviche provenienti dal Vesuvio. In particolare ci hanno colpito le “bombe”, enormi massi eruttati dal vulcano. La cosa che però ci ha più incuriosito sono state le strane forme prese dalla lava quando si è indurita. Dopo siamo ritornati nella sala principale e abbiamo osservato più attentamente alcuni minerali, ad esempio quelli di zolfo, dal particolare colore giallo (meno male che non si sentiva il loro tipico odore!), di oro e di argento, i diamanti e altre pietre dure di vari colori. Infine abbiamo osservato l’enorme coppia di cristalli di quarzo di circa mezza tonnellata provenienti dal Madagascar che ora sono il simbolo del museo. Nella stessa sala abbiamo anche osservato le rocce che sicuramente ci hanno colpito di più: le fluoriti che hanno la particolarità di assumere colori fluorescenti quando sono colpite dalla luce.
Dopo siamo passati a visitare il museo di zoologia, che occupa una superficie di circa 1000m2 . Vi sono numerose collezioni: i vertebrati (circa 2000 esemplari); gli uccelli (circa 3000 esemplari); le conchiglie mediterranee ed esotiche; i coralli e le spugne; gli insetti (circa 30000 esemplari). Ciò che ci ha colpito di più sono stati gli scheletri che occupano il centro della sala, in particolare quello dell’ “elefante di Portici”, appartenuto al re Carlo di Borbone, e quello della “balena di Taranto”, unico esemplare di balena franca boreale catturato nel Mediterraneo. Osservando la balena abbiamo potuto vedere come le originarie zampe anteriori si siano trasformate in pinne: come è noto, infatti, la balena non è un pesce ma un mammifero che si è adattato alla vita marina.
Abbiamo potuto anche osservare numerose varietà di uccelli, dal grande struzzo al minuscolo colibrì. Alcuni di noi sono rimasti molto impressionati anche da un’intera famiglia di leoni imbalsamati. Altri invece si sono meravigliati quando hanno scoperto una vetrina contenente alcuni animali malformati, come un vitello a due teste e un agnello con due zampe anche sul dorso.
Questa esperienza per noi è stata molto istruttiva e produttiva, grazie anche alla disponibilità del personale dell’Università che ci ha accompagnato, rispondendo alle nostre domande e facendoci comprendere tutto quello che ci è stato mostrato durante la visita.
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